Via libera dal Senato, il dl Genova è legge. Il Pd protesta: “E’ questo il cambiamento?”

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Via libera dal Senato, il dl Genova è legge. Il Pd protesta: “E’ questo il cambiamento?”

Pur di portare a casa ciò che gli sta più a cuore (il condono di Ischia) il governo è disposto a tutto: ma per Genova rimangono solo briciole.

Alla fine il decreto Genova è passato in via definitiva al Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astenuti. Dopo il via libera dell’aula è scoppia la bagarre nell’emiciclo e la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata costretta a sospendere la seduta.

A scatenare le proteste il pungo alzato in Aula del ministro Toninelli, uno schiaffo e una provocazione alle opposizioni che tanto hanno lottato per impedire che questo decreto passasse.  “L’immagine del ministro Toninelli che esulta, per l’approvazione di un condono edilizio e per l’aumento della soglia di fanghi nocivi riversabili in agricoltura, è sconcertante”, ha detto  il senatore Matteo Richetti. Un gesto che non poteva passare inosservato. “Tutti devono avere il diritto di dire tutto – ha ammonito la presidente Casellati – ma non ci deve essere nessuno atteggiamento non commendevole per rispetto dell’aula. Lo trovo intollerabile, chi urla da una parte e chi dall’altra, le parole vanno al vento e non si sente niente” ha esclamato.

La capogruppo di FI, Bernini, ha accusato i 5 stelle: “Li abbiamo visti sbeffeggiarci. Noi non gli chiediamo di condividere quello che diciamo, ma almeno di ascoltare – ha detto facendo riferimento al fatto che il ministro Toninelli avesse ‘giocato con il cellulare’ mentre erano in corso le dichiarazioni di voto – noi non accettiamo lezioni”. Ma il pentastellato Patuanelli ha replicato: “Da noi c’è stata grande responsabilità, abbiamo ascoltato tutti gli interventi delle opposizioni, senza mai interrompere. Oggi il governo è stato qui ad ascoltare perché si ascolta con le orecchie e non con le mani o con gli occhi”.

Per il senatore del Pd, Andrea Marcucci, “non è accettabile che sia l’Esecutivo a delegittimare questa aula”; poi ha chiesto di chiudere “con dignità” facendo un minuto di silenzio per i morti di Genova. Proposta accolta anche da M5s e dalla presidente che, prima di far osservare un minuto ai senatori, ha concluso: “Avrei immaginato una giornata diversa, un’aula diversa, al di là delle opposizioni, perché pesano su tutti quei 43 morti, su tutte le coscienze”.

 

Il Decreto della discordia

Ci sono voluti tre mesi, nonostante le promesse, per portare a casa un provvedimento che per la città di Genova, ferita dal crollo del Ponte Morandi, ha davvero poco. Una vergogna umiliante per le vittime, per i familiari, per chi è rimasto senza casa, per la città tutta: usato come strumento per condonare le case abusive di Ischia, il collegio elettorale di Di Maio.

Ci avevano provato le opposizioni a modificare il decreto in Commissione, grazie ai voti di alcuni senatori M5s pentiti, ma Genova, ormai è evidente, è solo un pretesto per il Governo per portare a casa ciò che gli sta più a cuore: sanare l’abusivismo ad Ischia. Cosa c’entra con Genova? Nessuno lo sa, ma visto come sta lottando Di Maio per portare a casa il provvedimento deve essere davvero importante. Eppure di abusivismo in Italia si muore, lo abbiamo visto tante, troppe volte.

 

Quello che c’è: il Decreto dei condoni e dei veleni

In quel testo modificato più e più volte, per manifesta incapacità dei ministri (in)competenti c’è tutto quel che non dovrebbe esserci, dal condono dell’abusivismo a Ischia alla possibilità di avvelenare il terreno. Ci hanno provato a dare  la colpa alle opposizioni accusandole di fare ostruzionismo, ma la realtà è diversa e la disponibilità del Pd è stata ribadita più volte: “Tolgano le norme su Ischia e i fanghi e lo votiamo”, ha ribadito anche oggi Matteo Renzi che è intervenuto al Senato per le dichiarazioni di voto.

Una dura battaglia che non si può fermare neanche per Maurizio Martina che, ospite di Agorà su Raitre, dice: “Dobbiamo fare il nostro in Parlamento e nel Paese, e lo stiamo facendo. L’altra sera abbiamo bloccato quel vergognoso condono edilizio in Commissione al Senato che, in maniera ancora più vergognosa, ieri il governo ha reintrodotto nel decreto Genova”. Pur di approvare il condono di Maio, il governo ha dimostrato di essere capace a tutto: anche accettare i voti di quelli che fino a ieri erano i loro più acerrimi nemici. Ma le cose cambiano, quando serve.

A mettere in evidenza questa ipocrisia ci pensa Andrea Romano che su Twitter scrive: “Nel 2015 Luigi Di Maio accusava Domenico De Siano di abusivismo a Ischia. Oggi lo stesso Luigi Di Maio chiede allo stesso Domenico De Siano il voto per il condono edilizio a Ischia. La falsità è ufficialmente al governo #nocondonodimaio”

 

Quello che non c’è: la ricostruzione

Quello che non c’è nel decreto è la ricostruzione e la ripartenza. Ad oggi non si sa nulla: non si sa chi demolirà il ponte, non si sa chi lo ricostruirà. Si minacciava Autostrade di revoca delle concessioni, eppure non si è mosso nulla. Si sono tirate in ballo Fincantieri e Italferr per la costruzione del ponte, con la saccenteria degli ignoranti che non sanno, come scriveva “Edilizia e Territori” (il giornale online specializzato del Sole 24 Ore) che le due società pubbliche non hanno le ‘Attestazioni Soa’, strumento previsto dal codice appalti per certificare la capacità di realizzare opere pubbliche.

Incompetenza assoluta, insomma e “se dopo tre mesi dal crollo del ponte Morandi, ancora non è avvenuto nulla – sottolinea la senatrice genovese Roberta Pinotti (Pd) – questa non è responsabilità né dell’opposizione né del Parlamento. Un decreto, proprio perché urgente, quando esce dal Consiglio dei ministri è immediatamente applicabile. Perché questo non è successo con il decreto Genova? Perché era scritto così male, che si sono dovute apportare 77 modifiche”.

“Chiediamo – ha rimarcato Pinotti – di inserire almeno tre cose nel provvedimento: la prima è la cassa integrazione in deroga che deve andare oltre l’anno, perché purtroppo, in una anno, il ponte non lo vedremo. Poi, gli interventi devono interessare non solo la zona rossa, ma c’è anche una zona arancione. Infine, servono risorse subito per il porto, che sinora ha perso il 20% delle tasse portuali. Non basta dire che le risorse ci saranno”.

 
Autore: Agnese Rapicetta
Fonte: Democratica. Il sito di informazione del Pd
Data: 14 novembre 2018

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